Franco Margari  

Testo critico

 

Le illuminazioni di Franco Margari

 Nell'ultimo decennio del Ventesimo secolo si è affermato, a livello regionale e non solo, il pittore fiorentino Franco Margari, che, negli ultimi cinque anni, ha veduto crescere sorprendentemente le sue qualificate presenze, con personali e collettive, a numerose gallerie e centri espositivi, nonché a fiere e concorsi. Tutto ciò non è una fortuita coincidenza, ma corrisponde ad una sua fondamentale e progressiva trasformazione artistica che lo ha condotto sempre più verso l'astrazione.

Le sue tele, ricche di una fantasmagorica gamma di colori (che vanno dai più freddi blu, celeste, turchese e verde smeraldo, all'incandescenza dei rossi, dei gialli e dei fucsia), non approdano all'informale, ma mantengono un solido substrato 'grafico', proveniente dalla sua consolidata preparazione nel campo del disegno e della figura, qualità indispensabile anche per gli artisti che, con la loro opera, si distanziano dalle forme riconoscibili e prospetticamente costruite. Le sue forme astratte, disegnate con la plastica materica, increspata e tormentata del colore (talvolta dalle lontane eco tardogotiche della pittura tedesca di Matthias Grünewald o dei 'segni' moderni di Georges Rouault) dato con decisione attraverso ampie e veloci pennellate, disegnano linee spezzate ed elementi primari, spesso diedri elementari di cristalli, scomposti e frantumati in una sorta d'esplosioni vitali. Ma è la luce, una luce bianca e pura come quella sognata dall'Umanesimo, che interviene plasmando e modificando la materia inerte. Ecco, allora, 'divine' lame o croci di luce che piovono dall'alto, cosmogoniche matrici all'alba del mondo, che incendiano di vita quei diedri rutilanti, ora, dei colori primari dell'iride, in una scomposizione della luce-madre che s'irradia in quella materia stessa, rendendola 'intelligente' e nel contempo quasi dissolvendola o liberandola del suo 'peso'.

In questi Cristalli di vita, in queste Apparizioni del Primo pensiero, attraverso quasi la Genesi del Mondo, si esprime un'arte concettuale tesa a scavare nella psiche umana e nei suoi più reconditi meandri, volta a scandagliare i risvolti esistenziali dell'uomo moderno, intuendone finalità e limiti, senza drammi, ma attraverso ispirazioni poetiche e quasi 'profetiche'.

I primi piani della materia, che si forma, si disgrega e si ricompone nell'eterno gioco della vita sotto il soffio vitale dell'autocoscienza e dell'intelletto, si dilatano in uno scenario astratto, sì, ma che nel buio della notte o nella radiosa luminosità del giorno, fanno intuire cieli e intravedere orizzonti, distese oblique di incontaminati mari (fonti della vita) o innevate, rocciose e distorte montagne, faticosamente scalate dall'uomo nella sua costante aspirazione all'ascesa.

Se in queste forme materiche, sfrangiate e 'fiammate' che imprimono alla staticità della massa quasi un vertiginoso dinamismo nel cosmo interiore, non compare mai la figura umana, pur tuttavia è proprio l'uomo a essere il perno di queste illuminanti visioni, rivelandosi in tutta la sua fragile realtà e disvelando utopiche 'isole' nascoste.

Una pittura fatta di energie, di scontri e di equilibri universali, dove nel macrocosmo si rispecchia il microcosmo umano; l'eterna domanda senza tempo, di antica e classica matrice, è resa attraverso un uso della forma-non forma e del colore, uso nel quale l'Artista ha sapientemente assimilato i più importanti novecentismi (ad iniziare dal Cubismo), aprendosi con decisione alla strada indicata dall'astrazione postbellica italiana degli Anni Cinquanta e Sessanta, da Afro a Mattioli, ma anche tenendo presente i decisi cromatismi della Pop Art e le tematiche psicologiche della Transavanguardia, approdando, così, alle spiagge inesplorate del Ventunesimo secolo.   

Giampaolo Trotta
 



e-mail
francomargari@hotmail.it

 

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